| Per abilità
di denominazione intendiamo le capacità implicate
nei compiti che richiedono al bambino di dire il
nome di stimoli rappresentati visivamente. Tali
capacità possono variare in funzione delle
caratteristiche del materiale e del tipo di compito
che il bambino deve eseguire.
Gli studi sull’argomento
hanno utilizzato soprattutto prove di Rapid
Automatized Naming (RAN), traducibile come
denominazione rapida automatizzata, nelle quali
è richiesto al bambino di dire, il più
velocemente possibile, il nome di stimoli familiari,
quali colori, oggetti o numeri, disposti in matrici,
che devono essere denominate procedendo da sinistra
a destra e dall’alto in basso (utilizzando
la stessa procedura implicata nel processo di lettura).
Questo tipo di compito di denominazione è
stato ideato da Denckla e Rudel (1976), i quali
hanno riscontrato un deficit nella velocità
di esecuzione della prova in bambini con dislessia
evolutiva. Tale risultato è stato confermato
da studi successivi su bambini con disturbo specifico
di lettura (Manis, Doi & Bhadha, 2000; Lovett,
Steinbach & Frijters, 2000). Inoltre numerosi
studi longitudinali hanno evidenziato come la velocità
di denominazione, valutata prima dell’inizio
dell’insegnamento formale della lingua scritta,
è un buon predittore della successiva abilità
di lettura (ad es. Wimmer & Mayringer, 2002;
de Jong & van der Leij 1999; Wimmer, Mayringer
& Landerl, 2000; Holopainen, Ahonen & Lyytinen
2001; de Jong & van der Leij 2003; Scalisi,
Pelagaggi, Romano, De Conno & Carrieri, 2005).
In particolare sembrerebbe che la velocità
di prestazione ai compiti di denominazione rapida
automatizzata sia correlata con una componente specifica
della lettura, ossia la velocità della decofica
(Landerl, Wimmer & Frith, 1997; Yap & van
der Leij, 1993; Wimmer et al 2000; de Jong &
van der Leij 2003).
Un interrogativo ancora aperto
riguarda la natura dell’abilità valutata
dai compiti di RAN (per una rassegna, vedi Vukovic
& Siegel, 2006): secondo alcuni Autori è
un’abilità di tipo fonologico (ad es.
Wagner, Torgesen, & Rashotte, 1994) mentre un’altra
interpretazione è che la velocità
di denominazione sia una misura dell’automaticità
del processo di associazione tra target visivi ed
etichette fonologiche, e sia un’abilità
indipendente dalla consapevolezza fonologica.
L’ipotesi di indipendenza delle due abilità
sembra trovare conferma nelle ricerche (ad es. Blachman,
1984; Cornwall, 1992) che hanno rilevato come le
prestazioni ai compiti di consapevolezza fonologica
e di RAN non siano correlate. Inoltre alcuni studi
hanno evidenziato che misure di RAN e di abilità
fonologiche predicono porzioni indipendenti della
varianza in compiti di lettura: ad esempio, in un
lavoro recente (Di Filippo, Brizzolara, Chilosi,
De Luca, Judica, Pecini, Spinelli e Zoccolotti,
2005) su un campione di bambini italiani normolettori,
è stato riscontrato che il RAN e una prova
di consapevolezza fonologica (fusione di fonemi)
predicevano in modo indipendente la prestazione
in un compito di lettura in bambini nel primo e
terzo anno della scuola primaria.
L’ipotesi di indipendenza delle abilità
fonologiche e di denominazione rapida è,
inoltre, sostenuta in una delle teorie sulle origini
della dislessia evolutiva, l”Ipotesi del Doppio
Deficit” (Bowers & Wolf, 1993; Wolf &
Bowers, 2000; Wolf, Bowers & Biddle, 2000) che
individua nel deficit di RAN un secondo nucleo causale
del disturbo specifico di lettura, oltre al nucleo
fonologico.
Secondo gli Autori delle Prove
PAC-SI, nei compiti in cui è richiesto di
denominare velocemente e automaticamente una matrice
di stimoli sono implicate due diverse componenti
cognitive: la prima relativa alla facilità
di accesso lessicale al nome delle figure,
la seconda connessa invece ai processi di
scansione visiva, in quanto i test di RAN
sopra descritti richiedono la scansione di stimoli
posti in una matrice, con una procedura che va da
sinistra a destra e dall’alto in basso. Entrambe
le componenti, accesso lessicale e scansione visiva,
sono risultate predittori efficaci del successivo
apprendimento della lettura in bambini di cinque
anni (Scalisi, Bosco, Fanini, Pagnottelli, Romano,
2001). Sulla base dell’ipotesi che i processi
di scansione visiva e di accesso lessicale siano
componenti indipendenti della prestazione a compiti
di denominazione veloce e che dunque possano essere
diversamente correlate all’apprendimento della
lettura, le Prove PAC-SI per lo screening e l’approfondimento
della valutazione delle abilità di denominazione
sono state costruite in modo che accesso lessicale
e scansione visiva assumano un peso diverso.
La prova PAC-SI di screening per
le abilità di denominazione, il test
di Denominazione Rapida Automatizzata,
è ispirata alle prove di RAN ideate da Denckla
e Rudel (1976) e maggiormente utilizzate in letteratura.
I 5 oggetti le cui figure, ripetute per 6 volte,
compongono la matrice da denominare hanno un’età
di acquisizione molto bassa e sono molto familiari
per i bambini, dunque sono stati scelti proprio
per rendere l’esecuzione del compito esente
da errori ed il più possibile automatizzata.
La prestazione alla prova, valutata come velocità
dell’esecuzione, è dunque legata, secondo
gli Autori, sia alla facilità di accesso
lessicale sia ai processi di scansione visiva.
Le Prove di Denominazione 1 - Accuratezza
e Velocità e di Denominazione 2 - Accuratezza
sono state ideate al fine di approfondire la valutazione
delle abilità di denominazione dei bambini
individuati come “a rischio” nella fase
di screening. In particolare il test di
Denominazione 1 - Accuratezza e Velocità
permette di esaminare i processi di accesso lessicale
e scansione visiva in una situazione di minore automaticità
rispetto al test di Denominazione Rapida Automatizzata,
in quanto la matrice da denominare è costituita
da 20 oggetti acquisiti mediamente più tardi
e con un livello di familiarità che possiamo
definire “medio”. La prova consente
di verificare, oltre alla velocità denominazione,
anche quanto un bambino è accurato nel processo
di recupero del nome di oggetti rappresentati visivamente.
Come evidenziato da alcuni Autori, i bambini dislessici
possono avere difficoltà nella correttezza
dell’attribuzione dell’etichetta fonologica
corrispondente ad un determinato stimolo visivo,
seppure conoscono gli oggetti rappresentati (Swam
& Goswamy, 1997). Il test di Denominazione
2 - Accuratezza permette invece di verificare
se i bambini, oltre ad avere problemi nel recupero
veloce ad automatico del nome di figure familiari
(evidenziati dalla prova di screening), hanno anche
un “vocabolario” limitato. L’ampiezza
del lessico mentale, una sorta di magazzino in cui
sono contenute tutte le parole conosciute da una
persona, è correlata alla capacità
di lettura, ed in particolare alla comprensione
del testo (De Beni & Pazzaglia, 1991; D’Amico,
2000). Inoltre è stato dimostrato che l’ampiezza
del lessico influenza la memoria fonologica a breve
termine (Gathercole, 1999; Metsala, 1999) a sua
volta importante per l’acquisizione della
lingua scritta.
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