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SOMMINISTRAZIONE
1. Le prove PAC-SI possono
essere somministrate a scuola dagli insegnanti?
Si, le prove sono state costruite per consentire
agli insegnanti di scuola dell'infanzia di capire
quali sono i punti di forza e di debolezza di un
bambino in varie aree cognitive importanti per l'apprendimento,
in modo da aiutarlo con delle attività didattiche
specifiche. E' importante però, per una corretta
somministrazione, che i compiti previsti dalle prove
vengano svolti in un ambiente tranquillo e che la
persona che somministra segua in maniera rigorosa
le indicazioni fornite nel manuale.
2. La somministrazione
delle prove è individuale o possono essere
somministrate a gruppi di bambini?
Tutte le prove PAC-SI devono essere somministrate
individualmente in quanto sia le procedure di somministrazione
che quelle relative alla registrazione delle risposte
richiedono che il somministratore segua la prestazione
del bambino durante lo svolgimento del compito,
pertanto la somministrazione collettiva non è
attuabile.
3. Quanto tempo si impiega
per somministrare le prove PAC-SI?
Le prove sono suddivise in prove di screening (4
in tutto) e prove di approfondimento (7 prove).
La somministrazione delle prove di screening richiede
in media dai 10 ai 15 minuti per bambino. Le prove
di approfondimento si somministrano solo se il bambino
esaminato con le prove di screening risulta a rischio
di possibili difficoltà di apprendimento
scolastico, però non è necessario
somministrarle tutte, in quanto si possono somministrare
solo quelle relative alle aree dove il bambino ha
fornito le prestazioni più basse. Il tempo
necessario per la somministrazione delle prove di
approfondimento varia quindi a seconda del numero
di prove, comunque nel caso in cui vengano somministrate
tutte, il tempo medio è intorno ai 30 minuti.
4. La fase di addestramento deve sempre
essere somministrata?
La fase di addestramento è parte integrante
e imprescindibile della somministrazione di ciascuna
delle prove PAC-SI sia di screening che di approfondimento,
e deve necessariamente precedere la fase di test
poiché:
- permette al bambino di familiarizzare con i materiali
del test che gli viene proposto e quindi di abbassare
eventuali livelli di tensione e/o di ansia legati
alla situazione nuova che si trova a fronteggiare;
- permette all’esaminatore di accertarsi che
il bambino comprenda chiaramente quale sia il compito
che gli viene richiesto di svolgere.
5. La fase di test si somministra
una volta terminata la presentazione degli item della fase
di addestramento?
Le modalità di svolgimento della fase di addestramento
rivestono un’importanza peculiare rispetto alla attendibilità
delle prestazioni dei bambini al test. La valutazione delle
effettive capacità del bambino dipende infatti dalla
somministrazione “standardizzata” delle prove
PAC-SI, possibile solo:
- seguendo fedelmente le istruzioni del manuale d’uso
e impiegando unicamente gli stimoli/item di esempio suggeriti;
- passando alla fase di test soltanto quando si è
certi che i bambini abbiano compreso la consegna.
Nel caso di bambini che durante la fase di addestramento
mostrino difficoltà nella comprensione del compito,
l’esaminatore ripeterà la fase di addestramento
correggendo il bambino quando commette un errore, suggerendo
lui la risposta corretta e indicandogli il tipo di errore
commesso (attenendosi scrupolosamente alle indicazioni del
manuale d’uso).
6. L’esaminatore
può e/o deve intervenire se il bambino commette
errori nella fase di test?
Nella fase di test l’esaminatore deve limitarsi
alla somministrazione degli item e alla registrazione
dei tempi e delle risposte fornite dal bambino senza
interromperlo, correggerlo e aiutarlo (salvo i casi
diversamente indicati nel manuale d’uso delle
prove PAC-SI. Vedi ad esempio: Test di Denominazione
Rapida Automatizzata: si corregge il bambino se
salta una riga o un oggetto della matrice da denominare;
Test di Ricerca di Due Simboli: si corregge il bambino
se salta una riga o se torna indietro nella scansione
della matrice di simboli).
Inoltre, durante la fase di test l’esaminatore
non deve fornire al bambino indicazioni sulla correttezza
della risposta data ovvero sulla prestazione del
bambino, indicazioni che potrebbero influenzare
la prestazione stessa.
7. Le prove PAC-SI possono
essere somministrate in sessioni diverse?
La situazione “ideale” dovrebbe prevedere
due sessioni di somministrazione: una prima ed unica
sessione in cui vengono proposti al bambino tutti
i test delle prove di screening; una seconda ed
unica sessione in cui proporre invece i test delle
prove di approfondimento, nel caso in cui le prestazioni
del bambino alle prove di screening abbiano evidenziato
la necessità di approfondire l’esame
di una o più delle abilità/aree cognitive
prese in esame.
Nel caso in cui il bambino mostri stanchezza e/o
si rifiuti di svolgere alcune delle prove, si può
rimandare ad un’ulteriore sessione di test
la somministrazione delle prove rimanenti; in ogni
caso però, nell’ambito della stessa
sessione ciascuna prova deve essere somministrata
per intero (fase di addestramento e fase di test),
naturalmente rispettando eventuali criteri di interruzione
come indicato nel manuale d’uso delle prove.
8. Cosa fare se il bambino
si stanca/annoia oppure si rifiuta di svolgere le
prove?
Le prove PAC-SI sono specificamente destinate ai
bambini dell’ultimo anno della scuola dell’infanzia:
il livello di difficoltà dei compiti previsti
da ciascuna delle prove di screening e di approfondimento
è adeguato per bambini prescolari (di età
compresa tra i 5 anni e 0 mesi ed i 6 anni e 5 mesi);
le quattro prove di screening sono di facile e veloce
somministrazione, e propongono compiti di piacevole
svolgimento proprio allo scopo di evitare l’insorgere
di effetti di affaticamento e di noia che potrebbero
peraltro inficiare i risultati dei test.
Tuttavia, nel caso in cui si verificasse la circostanza
del bambino che mostri evidente stanchezza, noia
oppure rifiuto a svolgere parzialmente o completamente
i compiti proposti, si può rimandare la somministrazione
delle prove rimanenti ad una sessione di test successiva
(avendo cura di somministrare ciascuna prova per
intero nell’ambito della stessa sessione di
test), evitando così di connotare come frustrante
la situazione proposta.
Inoltre, si tenga presente che poiché il
rifiuto potrebbe essere legato all’incapacità
del bambino di svolgere il compito proposto, interrompere
la somministrazione del test in questione è
necessario anche per evitare l’insorgere di
inutili sensi di inadeguatezza nel bambino.
In ogni caso, nell’eventuale impossibilità
di somministrare parzialmente o completamente una
o più delle prove previste dallo screening
e dall’approfondimento (per stanchezza e/o
rifiuto da parte del bambino, o per l’incapacità
del bambino di svolgere alcuni dei compiti richiesti),
l’esaminatore deve annotare nella scheda informativa
(dei quaderni di somministrazione) la/le prova/e
mancante/i ed il motivo per cui non é/sono
/stata/e somministrata/e.
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CALCOLO DEI PUNTEGGI
1. Nelle prove che considerano anche la velocità
di prestazione, il punteggio corrisponde al tempo impiegato
per svolgere il compito?
In tutte le prove PAC-SI in cui è rilevante
la velocità di prestazione il punteggio è
espresso in numero di stimoli elaborati al minuto
(le istruzioni per il calcolo del punteggio sono
riportate nel manuale d’uso); ciò permette
l’uniformità con i punteggi di accuratezza
(espressi come numero di risposte corrette, numero
di stimoli elaborati, numero di parole correttamente
rievocate etc.), in modo che ad ogni valore elevato
di punteggio corrisponda sempre una prestazione
migliore (contrariamente, se il punteggio corrispondesse
al tempo impiegato per svolgere il compito, un valore
elevato indicherebbe una prestazione peggiore).
L’uniformità dei punteggi di accuratezza
e velocità rende peraltro più semplice
la realizzazione e l’interpretazione del profilo
di prestazione. Solo per usi di ricerca vengono
fornite le norme anche dei punteggi di velocità
espressi in termini di tempo impiegato per svolgere
il compito, per i casi in cui si avesse necessità
di tale informazione.
2. Perché i punteggi grezzi
ottenuti alle prove PAC-SI vanno trasformati in ranghi decili?
Il punteggio ottenuto dalla somministrazione di
un test, detto punteggio "grezzo", non
fornisce in sé nessuna informazione sulla
prestazione al test. E' necessario che tale punteggio
sia confrontato con un dato "normativo"
(cioè la prestazione di un campione di riferimento
molto ampio), in modo che possiamo verificare se
la prestazione del bambino esaminato è migliore,
rispetto alla norma, o peggiore, oppure "nella
norma". Se poi somministriamo un certo numero
di test, è ancora più difficile capire
dove un bambino è andato meglio o peggio,
perché i punteggi di test diversi sono su
scale diverse (es. un test ha punteggi che vanno
da 0 a 7, un altro da 0 a 80), pertanto è
necessario riportarli tutti sulla stessa "scala".
I decili sono misure ordinali di posizione in una
distribuzione ordinata di punteggi dal più
piccolo al più grande, rapportati a 10. In
altre parole, dopo la trasformazione in decili,
tutti i test hanno punteggi che vanno da 0 a 10,
e possono essere confrontati tra loro. Tutti i punteggi
grezzi del campione normativo di ogni prova PAC-SI
sono stati trasformati in ranghi decili e costituiscono
i dati normativi, ovvero le norme di riferimento
necessarie come termine di paragone ai fini della
valutazione delle prestazioni dei bambini cui le
prove sono destinate.
3. Come si ricava il rango decile
dai punteggi grezzi ottenuti alle prove PAC-SI?
Dopo aver calcolato il punteggio di accuratezza
e/o velocità ottenuto da un bambino in una
determinata prova PAC-SI (ovvero il punteggio grezzo,
calcolato secondo le indicazioni del manuale d’uso
nella sezione dedicata alla somministrazione ed
alla codifica delle prove), si consulta la tabella
(sez. 16.2 del Cd-rom) in cui sono riportati i ranghi
decili corrispondenti a ciascun punteggio di ognuna
delle prove PAC-SI: individuata la riga relativa
a quella specifica prova, si scorre la riga fino
a che non si trova la casella contenente il punteggio
grezzo ottenuto dal bambino e si procede assegnando
il rango decile riportato nella prima riga in corrispondenza
di quella casella.
Si tenga presente che ogni casella della suddetta
tabella contiene una fascia di valori relativa ai
punteggi grezzi di cui è riportato il valore
massimo: se il punteggio grezzo ottenuto dal bambino
in una determinata prova non è presente nella
riga di quella prova, si deve assegnare il rango
decile relativo al punteggio grezzo più vicino
a quello ottenuto dal bambino “per eccesso”
(es. se il bambino ottiene 11 alla prova di Denominazione
2, non essendo tale punteggio presente nella riga
corrispondente a tale prova si assegnerà
il rango decile 3 relativo al punteggio grezzo 12).
4. Come si calcola “la fascia
di rischio”?
Dopo avere somministrato le quattro prove PAC-SI
di screening per ogni bambino si avranno 5 punteggi
grezzi che dovranno essere trasformati in ranghi
decili (secondo le istruzioni della sez.16.2 del
Cd-rom). I 5 ranghi decili dovranno essere sommati
e la somma divisa per 5: il valore unico così
ottenuto corrisponde alla “fascia di screening”.
Tale valore non costituisce un dato quantitativo
bensì una misura ordinale “orientativa”
della prestazione complessiva allo screening. Una
volta calcolata la “fascia di screening”
si può ricavare la “fascia di rischio”
consultando la tabella della sez.16.3 del Cd-rom:
in corrispondenza di ciascuna “fascia di screening”
viene riportata la probabilità che il bambino
possa incontrare difficoltà nel successivo
apprendimento scolastico di lettura e scrittura.
Si ribadisce che poiché l’impiego delle
prove PAC-SI negli screening scolastici non consente
di formulare alcuna diagnosi di “disturbo”,
il fatto che un bambino risulti “a rischio”
può essere indicativo della possibilità
di difficoltà iniziali all’ingresso
della scuola dell’obbligo, difficoltà
comuni a molti bambini e non necessariamente legate
a deficit di alcun tipo. Si raccomanda in questa
fase di procedere con l’approfondimento del
profilo di prestazione dei bambini risultati “a
rischio”, allo scopo di ottenere su di loro
maggiori informazioni.
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INTERPRETAZIONE DEI RISULTATI
1. Perché costruire il profilo di prestazione?
L’obiettivo primario della realizzazione del
profilo di prestazione alle prove PAC-SI è
la conoscenza delle migliori potenzialità
e delle difficoltà del bambino. A tal fine
di fronte al profilo di prestazione dobbiamo chiederci:
- in quali aree cognitive il bambino mostra particolari
“punti di forza? (prestazioni medio-alte o
alte)
- in quali aree cognitive le prestazioni del bambino
risultano del tutto “nella media”?
- in quali aree cognitive il bambino mostra “punti
di debolezza”? (prestazioni medio-basse o
basse)
Rispondendo a queste domande si può parlare
in termini di potenziale di apprendimento del bambino,
piuttosto che in termini di “rischio”
e/o probabilità di difficoltà di apprendimento,
e si può pensare di proporre attività
didattiche mirate a rafforzare le aree cognitive
più “deboli” sfruttando appunto
i “punti di forza” evidenziati dal profilo
di prestazione. Aiutando il bambino a potenziare
ed utilizzare al meglio le sue abilità migliori,
generalizzandone l’uso per compensare i processi
di elaborazione che gli creano più problemi,
sarà possibile stimolare lo sviluppo di strategie
di risoluzione delle difficoltà scolastiche
e favorire un senso di maggiore soddisfazione.
2. Quando è utile anche
un’indagine di approfondimento?
Soprattutto nel caso di bambini i cui punteggi allo
screening abbiano fornito indicazioni di rischio
di future difficoltà, è opportuno
indagare ulteriormente le aree cognitive risultate
“carenti” procedendo con la somministrazione
delle prove PAC-SI di approfondimento. La necessità
di approfondire le aree cognitive risultate carenti
allo screening con un ulteriore set di prove è
legata all’osservazione che tali capacità
sono complesse e multidimensionali; bambini che
allo screening incontrano difficoltà nella
stessa area potrebbero differenziarsi tra loro sia
per l’estensione che per la specificità
del problema in quell’area.
In particolare nel caso di bambini che allo screening
siano risultati “a rischio medio”, i
risultati delle prove di approfondimento sono utili
per migliorare la previsione di “rischio”.
Infatti se i punteggi delle prove di approfondimento
somministrate dovessero risultare tutti nella fascia
media, medio-alta o alta, allora si può ritenere
che il rischio di difficoltà in questi casi
sia minimo o nullo.
3. Come interpretare i risultati
e come intervenire?
La procedura raccomandata è quella dell’esame
del profilo completo di prestazione alle prove PAC-SI:
le classificazioni dei punteggi di tutte le prove
somministrate (sia di screening che di approfondimento)
rendono infatti possibile ottenere informazioni
più ampie e approfondite sui bambini “a
rischio” di successive difficoltà.
Le prestazioni vanno considerate in relazione alla
suddivisione delle prove in aree cognitive, in modo
da rispondere alle seguenti domande:
- per le aree risultate “deboli” allo
screening, si osservano basse prestazioni anche
alle prove di approfondimento?
- quali aree risultano quindi particolarmente deboli
e quali mediamente deboli?
- quali aree invece possono essere considerate medie
o “forti” nel bambino?
Le sezioni 16.5 e 16.6 del Cd-rom contenuto nella valigetta
delle prove PAC-SI sono dedicate proprio all’approfondimento
del profilo di prestazione ed alla sua interpretazione,
riportando anche il “caso” di un bambino. Inoltre
nelle stesse sezioni vengono anche forniti suggerimenti
in merito alle possibili attività da far svolgere
al bambino a seconda delle aree risultate più “deboli”
nel suo profilo di prestazione. Naturalmente l’addestramento
sulle aree risultate deboli dovrà tenere in considerazione
e interessare anche i “punti di forza” evidenziati
dal profilo di prestazione al fine di: consentire al bambino
di sfruttare al meglio le proprie potenzialità; evitare
di costringerlo a svolgere soltanto attività per
le quali è meno abile, rischiando di sviluppare in
lui sentimenti di avversione o frustrazione nei confronti
di tali attività.
4. La somministrazione delle prove
PAC-SI permette la formulazione di una diagnosi?
Uno screening scolastico che dia come risultato
la classificazione del bambino in una determinata
categoria diagnostica non ha alcuna utilità
a fini didattici; uno screening scolastico deve
fornire informazioni sul “cosa fare”,
non inutili e dannose etichette. Le prove PAC-SI
usate al di fuori dell’ambito clinico, non
consentono di formulare alcuna diagnosi di “disturbo”;
l’utilizzo in ambito scolastico delle prove
consente unicamente di orientare la didattica in
maniera mirata sul particolare profilo di prestazione
di ogni bambino alle prove.
L’obiettivo della somministrazione di queste
prove è dunque quello di permettere alle/agli
insegnanti della scuola dell’infanzia una
migliore conoscenza del potenziale di apprendimento
dei bambini, ed aiutarli con attività specifiche
nel caso si sospetti un rischio di possibile difficoltà.
Infatti, alla fine della scuola dell’infanzia
le abilità cognitive che favoriscono il successivo
apprendimento scolastico sono in piena fase di sviluppo
ed è normale che in base al livello di “maturazione”
raggiunto alcuni bambini si trovino “più
avanti” in alcune e “più indietro”
in altre. Inoltre tali abilità migliorano
con l’esercizio e la pratica, pertanto un
buon lavoro preparatorio per allenare la memoria,
ampliare il vocabolario, imparare a giocare con
le parole, discriminare simboli grafici prestando
attenzione alle loro caratteristiche, è il
modo migliore per prevenire difficoltà iniziali
che altrimenti potrebbero generare nel bambino frustrazione
e sentimenti di inadeguatezza.
5. Sarebbe molto utile poter esaminare
il "caso" di un bambino sottoposto alle prove
PAC-SI, in modo da seguire tutta la procedura di costruzione
del profilo di prestazione, è possibile?
Sì, nel Cd-rom disponibile nella valigetta delle
prove PAC-SI, nella sezione 16.6, è riportata, a
titolo esemplificativo, la procedura di costruzione del
profilo di prestazione di un bambino, dal nome fittizio
"Andrea". Viene costruito e commentato sia il
profilo di prestazione alle prove di screening che a quelle
di approfondimento. Inoltre vengono dati suggerimenti sul
tipo di intervento didattico più adeguato.
6. Cosa dire ai genitori di un
bambino "a rischio"?
Innanzitutto raccomandiamo di non usare MAI con
i genitori termini come "rischio", "disturbo"
o simili, che possono creare inutili allarmismi.
E' importante far capire ai genitori che il loro
bambino ha delle buone potenzialità, ma anche
delle difficoltà, e che queste difficoltà
potrebbero aumentare nella scuola dell'obbligo se
il bambino vi arriva impreparato. Pertanto per migliorare
la sua preparazione all'ingresso nella scuola dell'obbligo
è necessario che egli si eserciti nelle specifiche
attività di complemento alla didattica, che
saranno suggerite dagli insegnanti.
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ATTENDIBILITA' E VALIDITA'
1. I risultati ottenuti dai bambini alle prove PAC-SI
sono sempre affidabili e validi?
Un risultato è affidabile e valido esclusivamente
se basato su una misurazione effettuata mediante
prove oggettive. L’oggettività di una
prova è garantita riducendo la possibilità
che la valutazione delle abilità del bambino
sia influenzata da atteggiamenti o conoscenze dell’esaminatore,
oppure dal desiderio (del tutto in buona fede) di
aiutare il bambino nello svolgimento dei compiti
richiesti, cosa che potrebbe falsarne il risultato.
Pertanto, il risultato di una prova è oggettivo
soltanto se la misurazione è condotta in
modo imparziale, quindi utilizzando per tutti i
bambini lo stesso materiale-test, lo stesso compito,
le stesse istruzioni e le stesse modalità
di attribuzione del punteggio. A tal fine il manuale
d’uso delle prove PAC-SI fornisce istruzioni
accurate e dettagliate relativamente alle procedure
di somministrazione e codifica delle prove, affinché
l’esame delle abilità di base del bambino
sia il più possibile oggettivo ed il risultato
al test possa considerarsi valido e affidabile.
2. Cosa “garantisce”
l’attendibilità e la validità predittiva
delle prove PAC-SI?
L’attendibilità e la validità predittiva
delle prove PAC-SI sono garantite da un lavoro di costruzione
decennale, che ha richiesto una serie di elaborazioni statistiche
sui dati raccolti nelle somministrazioni di tre versioni
successive delle prove PAC-SI ad un campione normativo di
elevata numerosità. Infatti, la versione attuale
delle prove PAC-SI scaturisce dalla somministrazione ad
un campione pilota di una prima versione preliminare e da
una serie di analisi statistiche che hanno consentito di
scartare le prove risultate inadeguate all’età
dei bambini cui erano destinate e poco “predittive”
rispetto al successivo apprendimento della lingua scritta.
Per realizzare la seconda versione sono state aggiunte nuove
prove di cui è stata verificata la validità
predittiva; ulteriori elaborazioni statistiche ed il riferimento
alla più recente letteratura sull’argomento
hanno guidato nuove modifiche, aggiunte e miglioramenti
che hanno permesso la messa a punto della versione attuale.
La capacità discriminativa e l’adeguatezza
del livello di difficoltà ai bambini di fine scuola
dell’infanzia di tutte le prove della versione definitiva
sono state verificate mediante tecniche statistiche. I dati
relativi all'attendibilità delle prove ed alla validità
predittiva delle stesse, sia dopo un anno, che dopo tre
anni, sono riportati in dettaglio nelle sezioni 14 e 15
del Cd-rom disponibile nella valigetta.
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