| La memoria
a breve termine (MBT) si caratterizza per
essere un sistema a capacità limitata, nel
quale può essere trattenuta una quantità
ristretta di informazioni per un breve periodo di
tempo. Le unità (singoli elementi o raggruppamenti
comunque ricordati come unità) che possono
essere ritenute in tale sistema mnestico sono circa
sette, più o meno due, come misurato in un
famoso lavoro di Miller (1956), e la traccia è
soggetta a rapido decadimento, se non interviene
un processo di ripetizione.
Già negli anni sessanta
alcuni Autori (Atkinson e Shiffrin 1968; Hunter
1957; Newell e Simon 1972) sostenevano l’idea
che la MBT giocasse un ruolo importante nelle attività
cognitive agendo come una memoria di lavoro temporanea
in cui l’informazione era mantenuta e manipolata.
Tale ipotesi è stata approfondita da Baddeley
e Hitch che, sulla base dei loro studi (in Baddeley,
1995), hanno evidenziato che la memoria a breve
termine può essere delineata come una memoria
di lavoro, o working memory, ossia
come "un sistema per il mantenimento temporaneo
e per la manipolazione dell'informazione durante
l'esecuzione di differenti compiti cognitivi, come
la comprensione, l'apprendimento e il ragionamento"
(Baddeley, 1986, p46).
Gli autori hanno però rifiutato, sulla base
di risultati sperimentali (in Baddeley 1995), il
modello di MBT unitario predominante all’epoca
e l’hanno sostituito con un modello di working
memory a tre componenti (Baddeley e Hitch, 1974;
Baddeley, 1986):
- un circuito fonologico-articolatorio,
deputato al mantenimento dell’informazione
verbale e acustica. Tale sistema è costituito
da due componenti: un magazzino fonologico, che
può mantenere la rappresentazione fonologica
dell’informazione per un breve lasso di tempo
e un processo di ripasso articolatorio, che permette
di rinfrescare la traccia mnestica contenuta nel
magazzino fonologico attraverso un meccanismo di
rilettura della traccia che poi potrà essere
inviata nuovamente al magazzino e così essere
mantenuta più a lungo.
- Un taccuino visuo – spaziale,
responsabile dell'elaborazione e l'immagazzinamento
delle informazioni visive e spaziali. Si ipotizza
che tale componente sia anche connessa con la preparazione
e manipolazione delle immagini mentali.
- Un esecutivo centrale, che controlla
e coordina i due sistemi sussidiari sopra descritti
(il circuito fonologico-articolatorio ed il taccuino
visuo spaziale), ha la funzione di integrazione
delle informazioni elaborate da questi due sistemi
e di elaborazione e selezione di strategie volontarie
e coscienti.
Tale modello di Working Memory è, ad oggi,
il più accreditato e diffuso. Recentemente
è stato arricchito con un’altra componente,
denominata “buffer episodico“
responsabile dell’integrazione in rappresentazioni
multi-dimensionali di informazioni provenienti sia
dalla diverse componenti della working memory, sia
dalla memoria a lungo termine (Baddeley. 2000).
Numerosi studi hanno riscontrato
che la memoria di lavoro, con le sue componenti,
risulta implicata a diversi livelli nell’apprendimento
della lettura (Siegel, 1994; de Jong & van der
Leij, 1999; Meyler & Breznitz, 1998):
- Circuito fonologico-articolatorio
e lettura. La maggioranza degli studi sulla
relazione tra apprendimento della lingua scritta
e lettura si è soffermata sul ruolo della
MBT fonologica, che nel modello di Baddeley corrisponde
al circuito fonologico-articolatorio. In particolare
sembrerebbe che tale componente sia importante soprattutto
negli stadi iniziali di apprendimento, nei quali
contribuirebbe all’apprendimento a lungo termine
delle corrispondenze tra grafemi e fonemi (Gathercole
& Baddeley, 1993; D’amico, 2000). Un’ulteriore
funzione del circuito fonologico-articolatorio che
sembra influenzare la capacità di lettura
è l’acquisizione di nuove parole e
quindi l’arricchimento del vocabolario linguistico
(Baddeley, Gathercole & Papagno, 1998) che,
a sua volta, è risultato essere un importante
predittore della comprensione del testo, soprattutto
nelle fasi più avanzate di apprendimento
(ad es., de Jong e ven der Leij, 2003).
- Taccuino visuospaziale
e lettura. La relazione tra memoria a breve
termine visuospaziale e apprendimento della lingua
scritta è stata scarsamente studiata, almeno
negli ultimi anni. Tra gli esigui contributi in
tal senso segnaliamo uno studio di Meyler &
Breznitz (1998), i quali hanno affrontato il problema
in base alla considerazione che la lettura inizia
proprio con processi di tipo visivo. Come sottolineato
dagli Autori, nella lettura i processi uditivi-fonologici
e visivi-ortografici interagiscono a diversi livelli,
tanto che i principali modelli di sviluppo della
lettura prevedono l’intervento di fattori
visivi ai diversi stadi del processo di apprendimento
(es. Frith, 1985), quindi in teoria ci si dovrebbe
aspettare che le difficoltà di apprendimento
di lettura e scrittura siano legate anche a problemi
nell’elaborazione visiva di materiale stampato.
Gli Autori esaminano la relazione tra la memoria
di lavoro (nelle sue componenti fonologica e visuospaziale)
e la lettura in uno studio longitudinale condotto
su bambini della scuola dell’infanzia seguiti
fino alla seconda classe. I risultati della ricerca
indicano che sia la memoria fonologica che quella
visiva sono correlate significativamente con le
successive abilità di decodifica. La rilevanza
della memoria a breve termine visuospaziale per
l’apprendimento della lingua scritta è
confermata in uno studio più recente da Gathercole,
Alloway, Wills, Adams (2006): gli Autori hanno,
infatti, riscontrato un deficit in prove di MBT
visuospaziale in bambini con difficoltà di
apprendimento della lettura.
- Esecutivo centrale e
lettura. Gli studi che hanno indagato la
relazione tra esecutivo centrale e lettura hanno
utilizzato soprattutto compiti di memoria complessi,
che richiedono sia l’immagazzinamento sia
l’elaborazione dell’informazione in
entrata: è stato ipotizzato che la componente
di immagazzinamento sia legata al circuito fonologico-articolatorio
o al taccuino visuospaziale, a seconda della modalità
di presentazione dell’informazione, mentre
la componente di elaborazione coinvolga l’esecutivo
centrale (Baddeley & Logie, 1999; Cocchini,
Logie, Della Sala, MacPherson, & Baddeley, 2002).
Numerosi studi hanno evidenziato che il punteggio
ottenuto a tali prove è un buon predittore
della prestazione nella lettura (ad es. Swanson
& Howell, 2001). In particolare lo span di memoria
di lavoro è risultato avere un’alta
correlazione con la comprensione della lettura,
così come mostrano numerosi studi condotti
su campioni di diverse età e competenze (in
Baddeley, 1995). Coerentemente a tali risultati
è stato riscontrato, in bambini con difficoltà
specifiche nella comprensione del testo, un deficit
specifico nella componente esecutiva centrale della
memoria di lavoro (ad es. Oakhill, Yuill, &
Parkin 1986), anche se uno studio più recente
(De Beni, Palladino, Pazzaglia, 1995) su bambini
italiani ha evidenziato uno stretto rapporto tra
comprensione della lettura e funzionalità
della memoria di lavoro in tutte le sue componenti,
e non solo nell’esecutivo centrale.
In linea con i risultati delle
ricerche che evidenziano la rilevanza del buon funzionamento
della memoria a breve termine per l’apprendimento
della lingua scritta, le Prove PAC-SI
comprendono anche compiti per la valutazione di
tale abilità. Essi sono stati ideati sulla
base del modello di Working Memory (Baddeley &
Hitch, 1974; Baddeley, 1986) sopra descritto.
La Prova PAC-SI per lo
screening delle abilità di memoria
a breve termine è il Test di Memoria
di Lavoro, ispirato al Listening Span Test
di Daneman e Carpenter (1980), compito di memoria
complesso che prevede la presentazione orale di
blocchi di frasi, di numerosità crescente,
di cui si chiede un giudizio vero/falso, con la
consegna di ricordare l’ultima parola di ogni
frase. Il test permette di evidenziare eventuali
difficoltà nei processi di immagazzinamento
e elaborazione dell’informazione, nei quali
si ipotizza siano implicati rispettivamente il circuito
fonologico-articolatorio e l’esecutivo centrale.
Il test di Span di Cifre
Avanti e il test di Memoria a Breve Termine Visuospaziale
- Orientamento e Sequenza sono stati ideati
per approfondire la valutazione delle abilità
di memoria di lavoro dei bambini individuati come
“a rischio” nella fase di screening.
In particolare il test di Span di Cifre
Avanti permette di indagare il funzionamento
del circuito fonologico-articolatorio, richiedendo
la ripetizione immediata di serie numeriche a lunghezza
crescente presentate oralmente, senza ulteriore
elaborazione del materiale presentato. Il test
di Memoria a Breve Termine Visuospaziale - Orientamento
e Sequenza può essere invece utilizzato
per approfondire il funzionamento del taccuino visuospaziale,
valutando due diversi aspetti: il ricordo della
posizione seriale e dell’orientamento di simboli.
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