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Strumenti adeguati allo screening scolastico delle abilità di base

Gli strumenti idonei alla conduzione di screening scolastici sulle abilità di base devono avere le seguenti caratteristiche:
a. devono essere "oggettivi";
b. devono essere in grado di discriminare tra prestazioni buone e scadenti (capacità discriminativa delle prove);
c. devono misurare abilità di cui sia dimostrata la relazione con l'apprendimento scolastico (validità predittiva);
d. devono essere di facile e veloce somministrazione;
e. devono fornire informazioni utili per la programmazione di interventi didattici preventivi.

Esaminiamo di seguito più in dettaglio i diversi punti elencati.

Che cos'è una prova "oggettiva"
Uno strumento che dia risultati affidabili e validi deve necessariamente essere basato su misurazioni effettuate tramite prove oggettive (v. Cannoni, Allegrini, Scalisi & Zuliani, 2005). L’oggettività di una prova consiste nel ridurre al minimo la possibilità che la valutazione delle abilità del bambino sia influenzata da opinioni diverse o diversi atteggiamenti o conoscenze da parte di chi effettua la valutazione, oppure dal desiderio, del tutto in buona fede, di aiutare il bambino nello svolgimento dei compiti richiesti, cosa che potrebbe falsarne i risultati. Il risultato di una prova è oggettivo se la misurazione è condotta in modo imparziale, quindi utilizzando per tutti i bambini lo stesso materiale-test, lo stesso compito, le stesse istruzioni e le stesse modalità di attribuzione del punteggio.

Capacità discriminativa di una prova
Se una prova è troppo facile o troppo difficile, si dice che non discrimina, infatti se è troppo facile sarà impossibile evidenziare i più "bravi" e se è troppo difficile sarà impossibile evidenziare i bambini che hanno reali difficoltà per quel particolare compito. Il livello di difficoltà delle prove destinate ad uno screening viene "tarato" somministrando le prove ad un campione molto ampio di bambini dell'età cui è destinato lo screening. Le prove vengono quindi aggiustate e modificate escludendo i compiti risultati per i bambini troppo facili o troppo difficili.

Validità di uno screening
I risultati di qualsiasi screening, sia esso condotto in campo medico o psicologico, possono essere considerati validi solo se viene accertata l'esistenza di una relazione significativa tra determinati valori risultanti dallo screening ed il rischio successivo di contrarre una determinata malattia o di incontrare specifiche difficoltà. Per fare un esempio a tutti noto relativo all'ambito medico, sappiamo che un valore di colesterolo oltre una certa soglia è uno degli indicatori di possibile rischio di malattie cardiovascolari. Per dimostrare l'esistenza di una relazione di questo tipo, la ricerca medica ha effettuato numerosi screening su campioni molto ampi per misurare i valori del colesterolo e successivamente ha verificato a quali valori di colesterolo corrispondesse la maggiore incidenza di malattie cardiovascolari nelle popolazioni esaminate. L'esempio è ovviamente una semplificazione, in quanto i fattori di rischio per determinate malattie possono essere molteplici, tuttavia è utile per capire che la validità di uno screening è garantita solo se è stato precedentemente dimostrato, tramite ricerche rigorose, che le persone che ottengono determinati valori allo screening sono statisticamente più soggette alle problematiche che lo screening intende prevenire. Tornando quindi ai problemi di apprendimento scolastico, il fatto che alcune abilità siano considerate importanti per l'apprendimento scolastico non è condizione sufficiente affinché si possa ritenere che bassi punteggi nelle misure di quelle abilità siano indicatori di rischio di difficoltà scolastiche: per stabilire quali misure e quali fasce di punteggi a tali misure costituiscano gli indicatori di rischio, le prove destinate ad uno screening devono essere sottoposte ad una rigorosa procedura di validazione, in cui si verifica, mediante ricerche su ampi campioni ed elaborazioni statistiche adeguate, se e in che percentuale i bambini identificati come "a rischio" dalla procedura di screening manifestano successivamente difficoltà scolastiche. Se questa percentuale è elevata, si può confidare sulla validità predittiva dei risultati dello screening, se la percentuale è bassa, lo screening non fornisce informazioni valide. Se poi non sono disponibili dati sulla validità predittiva delle prove utilizzate per uno screening, oppure vi sono dati relativi solo a piccoli campioni, chi utilizzerà lo strumento non avrà nessuna certezza sulla validità predittiva dei risultati, quindi meglio diffidare di strumenti non sottoposti ad accurate procedure di validazione.

Velocità di somministrazione
La selezione delle prove da utilizzare per uno screening deve tenere conto di tutti i criteri precedentemente esaminati, cioè oggettività dei risultati, adeguatezza all'età dei bambini, capacità di discriminare le prestazioni migliori dalle peggiori e validità predittiva. Non ultimo in termini di importanza è il principio di "parsimonia": non si può infatti immaginare di sottoporre i bambini a compiti della durata di ore, sia perché gli effetti di affaticamento o noia potrebbero inficiare i risultati, sia per i costi elevati che tale procedura sicuramente comporterebbe. D'altra parte sarebbe anche inutile sottoporre i bambini a batterie comprendenti numerose e diverse prove di memoria, linguaggio, abilità visuospaziali ecc., in quanto tra queste prove alcune saranno sicuramente più legate all'apprendimento scolastico, altre meno, altre poi misureranno sottoabilità molto vicine tra loro e quindi risulteranno ridondanti. E' importante quindi che le procedure di validazione delle prove da destinare ad uno screening siano mirate non solo a verificare la validità predittiva di alcune abilità di base ma anche a selezionare, tra le possibili misure di tali abilità, quelle che mostrano legami più forti con il successivo apprendimento scolastico, ma che non mostrino legami molto forti tra di loro (siano cioè relativamente indipendenti e di conseguenza non ridondanti). Per ottenere questo risultato si parte dalla costruzione di un numero di prove di gran lunga superiore a quello che verrà poi utilizzato per lo screening. La somministrazione di queste prove e la verifica statistica della relazione tra i punteggi ottenuti dai bambini e il loro successivo profitto scolastico consente di ridurre il numero di prove a quelle strettamente necessarie e sufficienti per ottenere validi indicatori di rischio di successive difficoltà.

Utilità a fini didattici delle informazioni fornite da uno screening
Uno screening scolastico che fornisca come risultato la classificazione del bambino in una determinata categoria diagnostica non ha nessuna utilità a fini didattici. Ad esempio uno screening scolastico che definisca un bambino semplicemente come "dislessico" non fornisce informazioni né sul tipo di difficoltà che il bambino incontra nella lettura (es. elevato numero di errori e/o lentezza e/o difficoltà di comprensione) né su eventuali altri deficit associati (es. problemi fonologici, deficit della memoria a breve termine, problemi nell’automatizzazione dei processi di elaborazione ecc.), pertanto sapere solo che un bambino è "dislessico" non è di grande aiuto per programmare interventi didattici mirati sui problemi specifici di quel bambino. Si corre anzi il rischio che l’etichetta di “dislessico” diventi sinonimo di “diverso” per insegnanti e compagni, producendo nel bambino altrettanti sentimenti di frustrazione della soppiantata etichetta di “svogliato”. Uno screening scolastico deve quindi evitare etichette e fornire invece informazioni sul "cosa fare", cioè su quali esercizi e attività potranno aiutare il bambino a rafforzare le abilità più utili per rispondere alle richieste dei nuovi apprendimenti proposti dalla scuola primaria. Ci preme sottolineare che è importante che scuole e famiglie siano consapevoli che i risultati di uno screening delle abilità che sono alla base dell’apprendimento scolastico (abilità di base) non hanno ovviamente alcun valore diagnostico rispetto alla presenza di “sindromi” di qualsiasi natura. Tale diagnosi può risultare solo da una successiva indagine specialistica. Questa consapevolezza evita sia il rischio di un uso improprio delle informazioni fornite dallo screening, sia inutili e dannosi allarmismi rispetto ai suoi possibili risultati, che devono essere utilizzati, nell'interesse dei bambini, allo scopo di guidare il personale scolastico nella progettazione di strategie didattiche più efficaci per i bambini a rischio di successive difficoltà.

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